Naufragati nel deserto

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Naufragati nel deserto è il primo progetto discografico dei Rebis, pubblicato per Gutenberg Music/Caligola e presentato in anteprima mondiale nell’autunno del 2013 al Festival Italiano di Suzhou (Cina).
Raccontano i Rebis: “
Naufragati nel deserto è un dolce naufragio nel deserto polveroso del nostro tempo. Il deserto come metafora del mondo che ci circonda, fatto di desolazione, avversità, indifferenza, ma anche come luogo inesplorato e possibile punto di partenza per un viaggio interiore alla ricerca dell’essere umano”.

Naufragati nel deserto” è un disco onirico, è un disco di confine tra emozioni, luoghi, sentimenti, lingue (italiano, arabo e francese), età della vita ed epoche storiche differenti. Le canzoni dei Rebis non sono mai statiche e giocano con l’armonia, i silenzi e le dinamiche per raccontare quel cambiamento, quell’umanità in continuo fermento che abita i testi del duo genovese.

È difficile definire la loro musica poiché attinge a diversi generi senza mai appropriarsene: i Rebis non sembrano infatti cercare un genere nel quale riconoscersi ma piuttosto possibili “ponti emotivi” tra le sponde e i popoli del Mediterraneo.
Il deserto dei Rebis è un luogo di confine. Il tema del confine, del limite come luogo d’incontro, di scambio e di cambiamento si ritrova in quasi tutte le canzoni del disco.

L’album inizia con un’introduzione strumentale, “La terza via”: un estemporaneo intreccio di sentieri sonori alla ricerca di una possibile via alternativa ad una visione dualistica del mondo. Segue “Pir meu cori”: un raffinato e intenso omaggio alla corte di Federico II, cantato in siciliano illustre e in arabo classico. Il terzo brano, “L’attesa”, è situato metaforicamente tra l’inverno e la primavera e recita: “è facile scambiare per malattia una stagione, soffrire inutilmente in cerca di una guarigione”. “Un mare” è una canzone ipnotizzante, ricca di connessioni tra le sonorità e le lingue del Mediterraneo, ambientata nel bel mezzo di un viaggio. La quinta traccia, “Domani”, indaga la ricerca di un confine all’interno di una relazione amorosa, racconta un allontanamento nato per ricercare il confine tra sé e l’altro, per ristabilire la propria identità e individualità. “Naufragata del deserto”, il brano centrale del disco, è forse quello più rappresentativo e racchiude nei suoi versi finali il senso ultimo dell’intero cd: “ma nelle onde del deserto non si può annegare, forse perdersi o meglio cambiare strada”. “La neve e le rose” è il momento che segue un litigio tra due innamorati, è il limite estremo di una storia d’amore: quel momento in cui non si sa se dar ascolto al proprio orgoglio o ai propri sentimenti. “Ya Yasmina attunsiyyaalterna immagini crude e violente a quelle di un piccolo fiore dal profumo intenso, è un grido di denuncia alle tante dittature che affliggono il mondo arabo. “La notte di San Giovanni” racconta, tra il sacro e il profano, la tradizionale festa in onore di Giovanni Battista: il santo patrono della città di Genova. Tra le nuvole” e “Alla luce” raccontano con estrema delicatezza ed emotività due età di confine: l’adolescenza e la vecchiaia. Nel ritornello di “Riflessi di tegole” la voce dei Rebis e il violino di Roberto Izzo giocano magistralmente con i punti cardinali, ponendosi in contrapposizione ad un mondo frantumato nelle antiche opposizioni Nord/Sud, Oriente/Occidente, centro/periferia. L’ultima canzone del disco “Qualcuno, nessuno” canta la ricerca di una favola che possa in qualche modo raccontare l’umanità tutta e termina con una domanda che suona a tratti come un’esortazione: “c’è qualcuno, c’è nessuno?”.

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